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Mi ricordo tutto di oggi. Mi ricordo che era venerdì e avevo viaggiato con il vino rosso nel borsone. Mi ricordo due conchiglie, un giardino, una tovaglia bianca, le calle nel vaso. Mi ricordo di aver stretto le tue mani forte senza capire che quell’incontro era un addio.

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Mi ricordo la trama fitta di consonanze e la bellezza delle nostre parole sempre in viaggio, avanti e indietro, come navette degli antichi telai.

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Mi ricordo il diciottodifebbraio. Sole! Caffè! Merlino! Le cose che ritornano – forse – non se ne sono mai andate davvero, anche se la vita è davvero troppo breve per attenderle così a lungo senza che abbiano voglia di restare…

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Mi ricordo (anzi, mi sono ricordata, improvvisamente, per un corto circuito di quelli che accadono solo nella mia testa) che mi avevi proposto il gioco dei menu. Ci eravamo promessi meraviglie stuzzicando le reciproche memorie sensoriali, ognuno per quello che la sua vita poteva scendendo a patti con una comunicazione “al buio” fatta di distanza.
Mi ricordo il mio entusiasmo. La mia gioia. L’aver fatto appena in tempo a buttare in pentola pochi ingredienti, ad annusare un paio di vini e sorseggiare altrettanti rum.
Concedimi – quasi tre lustri dopo – di provarne profonda nostalgia.

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Mi ricordo di aver cercato una risposta a molte mie domande viaggiando per alcuni anni e tornando più volte sui tuoi passi, a Istanbul, a Santorini, a Ginostra e in altri luoghi in cui potevi aver lasciato a tua insaputa qualcosa di te. Mi ricordo tutte le volte che sono tornata sotto il campanone senza essere capace di ritrovare i miei, di passi. Mi ricordo che fu il Trattato della lontananza a illuminarmi: potevo ritrovare un luogo «ma non il me stesso vissuto in quel luogo. Di nostalgia non si guarisce. Perché quel che di me è perduto, per sempre è perduto». Mi ricordo di aver sempre pensato che – in qualche modo – era te che non dovevo perdere. Anche semplicemente continuando a scrivere.

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Mi ricordo di aver riso tanto, con te, una delle cose migliori che possano accadere con un uomo a parte le solite, e più facili. Pensieri buoni, nessuna maschera e tutto il cuore che avevo. Che evidentemente non è bastato.

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Mi ricordo che negli ultimi anni ho iniziato a non riconoscermi nelle fotografie e neppure allo specchio, rispetto alla percezione che ho di me stessa. E non mi ricordo dove mi sono perduta, durante questo viaggio.