Pubblicato in: 41-50, Fili, Giochi, Stati d'animo

Mi ricordo il diciottodifebbraio. Sole! Caffè! Merlino! Le cose che ritornano – forse – non se ne sono mai andate davvero, anche se la vita è davvero troppo breve per attenderle così a lungo senza che abbiano voglia di restare…

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Pubblicato in: 41-50, Affetti, Cibi, Giochi, Sensi

Mi ricordo (anzi, mi sono ricordata, improvvisamente, per un corto circuito di quelli che accadono solo nella mia testa) che mi avevi proposto il gioco dei menu. Ci eravamo promessi meraviglie stuzzicando le reciproche memorie sensoriali, ognuno per quello che la sua vita poteva scendendo a patti con una comunicazione “al buio” fatta di distanza.
Mi ricordo il mio entusiasmo. La mia gioia. L’aver fatto appena in tempo a buttare in pentola pochi ingredienti, ad annusare un paio di vini e sorseggiare altrettanti rum.
Concedimi – quasi tre lustri dopo – di provarne profonda nostalgia.

Pubblicato in: 0-10, Giochi, Identità, Libri, Stati d'animo

Mi ricordo la caccia al frammento di pietra che potesse “scrivere” meglio sull’asfalto, le caselle come orti conclusi, la traccia precisa dei confini e l’impegno per superarli con la cadenza zoppa del salto guidato dal sassolino. Mi ricordo quanto rendeva felici tutto ciò senza che sapessimo che il nostro percorso portava dalla Terra al Cielo.

Niente sta in piedi se non lo puntelliamo con briciole di tempo, se non inventiamo il tempo per non impazzire.

Pubblicato in: 11-20, Giochi, Identità

Mi ricordo che grazie alla fissazione di mia madre mi ero appassionata ai bastoncini dello Shangai, ma ovviamente nessuno tra i miei coetanei amava quel gioco. Neppure gli scacchi, purtroppo, mia passione di allora.

Pubblicato in: 0-10, Giochi, Mater, Pater, Viaggi

Mi ricordo i nostri viaggi in autostrada, da bambini, con i posti rigorosamente assegnati: io dietro mia madre, G. dietro mio padre e il più piccolo al centro, senza pietà, anche quando diventò il più alto di tutti e le ginocchia gli toccarono il mento. Mi ricordo che loro due provavano a litigare e nostro padre si incazzava di brutto, allora nostra madre mediava, suggeriva giochi e passatempo. Quello obbligatorio era il gioco delle targhe: vincevo facilmente e per i miei fratelli era insopportabile (anche per me, oggi).