Pubblicato in: 11-20, Affetti, Estati, Fili, Identità, Mari

Mi ricordo che questo giorno era un po’ una festa, ovunque fossimo. Pervaso da una strana energia, simile a quella riservata alla soglia di un nuovo anno. La tavola era quella festiva, lo spirito conviviale anche, i progetti rivolti all’autunno carichi di aspettative. Ferragosto, una boa. Mi ricordo il risveglio e il buongiorno beneaugurante, quasi l’estate l’avessimo attraversata solo per dircelo. «Buon ferragosto» mi arriva oggi da lontano e fraterno, corre su un filo, senza che ci sia nulla da festeggiare con ciò che resta.

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Pubblicato in: Estati, Identità, Mari, Sensi, Terre

Mi ricordo estati di occhi, pelle e impazienza, di pulsazioni impazzite e profumo di immortalità. Forse la felicità era quella.

Pubblicato in: 50+, Fili, Identità, Luoghi, Stagioni

Mi ricordo luoghi, cose e circostanze, che poi quando li ritrovo non sono più gli stessi. Come me. Un’allegra combriccola di estranei con cui ricominciare da capo ingannando il tempo.

Pubblicato in: 11-20, Identità, Mater, Primavere

Mi ricordo il tempo passato a dipingere uova, alla maniera dei pisanki. Mia madre organizzava tutto per tempo e passavamo giorni così, tra lentezza e pazienza, pennellini e colori smaglianti, fedeli a una tradizione di terre lontane che non rammento come mai fosse tanto radicata in casa nostra. Me ne sono ricordata stasera, quando mi è stato chiesto come mai a centro tavola ci fossero una dozzina di uova bianchissime che parevano in inspiegabile attesa di una magia che stenta a tornare.

Pubblicato in: Crepuscoli, Identità, Paure

Mi ricordo che mi hanno insegnato che cultura non è parola aliena – anzi – perché riguarda ogni fare dell’uomo. Dalle punte di freccia scheggiate nella pietra, alla pietas di un rito di sepoltura, all’amore per le parole, all’orrore per il loro abuso, sicché chi osteggia la cultura e la mette all’angolo o alla gogna osteggia e mette all’angolo e alla gogna l’umanità. Mi ricordo che quando la parola futuro aveva un senso le cose non stavano così.

Pubblicato in: 50+, Identità, Inverni, Libri, Luoghi, Mater, Notti

Mi ricordo quella sera – stasera – che il presagio di tuoni e lampi violentissimi annunciava come l’ultima, prima di una notte densa di fantasmi e di rimpianti. Mi ricordo le sigarette fumate a turno con mio fratello, come se l’alba non dovesse più arrivare, la perdita di cognizione del tempo, e il film di una vita intera scorrere insieme alle ore funestate da tutto quanto occorso e da quanto ignoto. Mi ricordo che non sapevo che di lì a poche ore avrei iniziato un diario rubando il titolo a Roland Barthes perché la scrittura esorcizzasse l’incubo, durasse il tempo necessario al dolore e poi accettasse di essere lasciato andare. Mi ricordo che non si dimentica, ma qualcosa di atono si installa in noi.

Pubblicato in: Identità, Sensi

Mi ricordo che i miei scrigni – fin da piccola – sono stati le scatole di latta dei biscotti. Il primo omaggio d’amore (acerbo e precocissimo) ricevuto da un mio coetaneo fu un uovo di gattuccio. E i miei gioielli più preziosi (ancor oggi) sanno di terra, di mare e radici: grani di ceramica raku, ammoniti, conchiglie, ossidiana, ambra, ossi di seppia, come una regina senza tempo.