Pubblicato in: 11-20, Identità, Mater, Primavere

Mi ricordo il tempo passato a dipingere uova, alla maniera dei pisanki. Mia madre organizzava tutto per tempo e passavamo giorni così, tra lentezza e pazienza, pennellini e colori smaglianti, fedeli a una tradizione di terre lontane che non rammento come mai fosse tanto radicata in casa nostra. Me ne sono ricordata stasera, quando mi è stato chiesto come mai a centro tavola ci fossero una dozzina di uova bianchissime che parevano in inspiegabile attesa di una magia che stenta a tornare.

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Pubblicato in: Crepuscoli, Identità, Paure

Mi ricordo che mi hanno insegnato che cultura non è parola aliena – anzi – perché riguarda ogni fare dell’uomo. Dalle punte di freccia scheggiate nella pietra, alla pietas di un rito di sepoltura, all’amore per le parole, all’orrore per il loro abuso, sicché chi osteggia la cultura e la mette all’angolo o alla gogna osteggia e mette all’angolo e alla gogna l’umanità. Mi ricordo che quando la parola futuro aveva un senso le cose non stavano così.

Pubblicato in: 50+, Identità, Inverni, Libri, Luoghi, Mater, Notti

Mi ricordo quella sera – stasera – che il presagio di tuoni e lampi violentissimi annunciava come l’ultima, prima di una notte densa di fantasmi e di rimpianti. Mi ricordo le sigarette fumate a turno con mio fratello, come se l’alba non dovesse più arrivare, la perdita di cognizione del tempo, e il film di una vita intera scorrere insieme alle ore funestate da tutto quanto occorso e da quanto ignoto. Mi ricordo che non sapevo che di lì a poche ore avrei iniziato un diario rubando il titolo a Roland Barthes perché la scrittura esorcizzasse l’incubo, durasse il tempo necessario al dolore e poi accettasse di essere lasciato andare. Mi ricordo che non si dimentica, ma qualcosa di atono si installa in noi.

Pubblicato in: Identità, Sensi

Mi ricordo che i miei scrigni – fin da piccola – sono stati le scatole di latta dei biscotti. Il primo omaggio d’amore (acerbo e precocissimo) ricevuto da un mio coetaneo fu un uovo di gattuccio. E i miei gioielli più preziosi (ancor oggi) sanno di terra, di mare e radici: grani di ceramica raku, ammoniti, conchiglie, ossidiana, ambra, ossi di seppia, come una regina senza tempo.

Pubblicato in: Fili, Identità, Notti, Stati d'animo, Terre

Mi ricordo di tutte le volte che nella mia vita ho parlato da sola, come stanotte guidando verso casa. Mi ricordo che chiunque potesse essere l’interlocutore immaginario, assente o perduto le mie parole sembravano più convincenti del solito e capaci di rendere possibile l’inimmaginabile. Mi ricordo che parlare da sola rendeva più chiare le cose, pacificandomi.

Pubblicato in: Identità

Mi ricordo che De Andrè mi è sempre stato del tutto indifferente, tanto come uomo che come cantautore. Strano per una che vive di testi e di musica… Ma mi ricordo anche che finché avremo bisogno di miti, paladini ed eroi stiamo messi piuttosto male.

Pubblicato in: Fili, Identità, Sogni

Mi ricordo che mi era sempre bastato liberare gnomi, folletti, rametti, nastri e stelle dalle loro scatole, in questo periodo, perché ricominciassero a raccontare le loro storie antiche. E ora?