Pubblicato in: 11-20, Affetti, Estati, Fili, Identità, Mari

Mi ricordo che questo giorno era un po’ una festa, ovunque fossimo. Pervaso da una strana energia, simile a quella riservata alla soglia di un nuovo anno. La tavola era quella festiva, lo spirito conviviale anche, i progetti rivolti all’autunno carichi di aspettative. Ferragosto, una boa. Mi ricordo il risveglio e il buongiorno beneaugurante, quasi l’estate l’avessimo attraversata solo per dircelo. «Buon ferragosto» mi arriva oggi da lontano e fraterno, corre su un filo, senza che ci sia nulla da festeggiare con ciò che resta.

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Pubblicato in: Estati, Identità, Mari, Sensi, Terre

Mi ricordo estati di occhi, pelle e impazienza, di pulsazioni impazzite e profumo di immortalità. Forse la felicità era quella.

Pubblicato in: 50+, Fili, Identità, Luoghi, Stagioni

Mi ricordo luoghi, cose e circostanze, che poi quando li ritrovo non sono più gli stessi. Come me. Un’allegra combriccola di estranei con cui ricominciare da capo ingannando il tempo.

Pubblicato in: 41-50, Fili, Primavere, Sensi, Stati d'animo, Viaggi

Mi ricordo tutto di oggi. Mi ricordo che era venerdì e avevo viaggiato con il vino rosso nel borsone. Mi ricordo due conchiglie, un giardino, una tovaglia bianca, le calle nel vaso. Mi ricordo di aver stretto le tue mani forte senza capire che quell’incontro era un addio.

Pubblicato in: 50+, Identità, Inverni, Libri, Luoghi, Mater, Notti

Mi ricordo quella sera – stasera – che il presagio di tuoni e lampi violentissimi annunciava come l’ultima, prima di una notte densa di fantasmi e di rimpianti. Mi ricordo le sigarette fumate a turno con mio fratello, come se l’alba non dovesse più arrivare, la perdita di cognizione del tempo, e il film di una vita intera scorrere insieme alle ore funestate da tutto quanto occorso e da quanto ignoto. Mi ricordo che non sapevo che di lì a poche ore avrei iniziato un diario rubando il titolo a Roland Barthes perché la scrittura esorcizzasse l’incubo, durasse il tempo necessario al dolore e poi accettasse di essere lasciato andare. Mi ricordo che non si dimentica, ma qualcosa di atono si installa in noi.

Pubblicato in: Fili, Identità, Notti, Stati d'animo, Terre

Mi ricordo di tutte le volte che nella mia vita ho parlato da sola, come stanotte guidando verso casa. Mi ricordo che chiunque potesse essere l’interlocutore immaginario, assente o perduto le mie parole sembravano più convincenti del solito e capaci di rendere possibile l’inimmaginabile. Mi ricordo che parlare da sola rendeva più chiare le cose, pacificandomi.

Pubblicato in: Città, Inverni, Mari

Mi ricordo che la neve in riva al mare ha una bellezza che stordisce. Annulla il margine sottile che divide la terra dal cielo, permettendo – in quella luce che stordisce – che l’una si versi nell’altro.

Pubblicato in: 0-10, Identità, Mater, Terre

Mi ricordo i racconti di mia madre a proposito delle piccole Lucie svedesi, la loro corona di luci, il ritmo lento e processionale, l’incanto del buio rischiarato dall’innocenza.

Pubblicato in: 41-50, Fili, Identità, Isole, Libri, Stagioni, Stati d'animo, Terre, Viaggi

Mi ricordo di aver cercato una risposta a molte mie domande viaggiando per alcuni anni e tornando più volte sui tuoi passi, a Istanbul, a Santorini, a Ginostra e in altri luoghi in cui potevi aver lasciato a tua insaputa qualcosa di te. Mi ricordo tutte le volte che sono tornata sotto il campanone senza essere capace di ritrovare i miei, di passi. Mi ricordo che fu il Trattato della lontananza a illuminarmi: potevo ritrovare un luogo «ma non il me stesso vissuto in quel luogo. Di nostalgia non si guarisce. Perché quel che di me è perduto, per sempre è perduto». Mi ricordo di aver sempre pensato che – in qualche modo – era te che non dovevo perdere. Anche semplicemente continuando a scrivere.

Pubblicato in: Autunni, Mari, Notti, Stati d'animo

Mi ricordo che il passaggio da settembre a ottobre, un tempo, si faceva brusco e irrimediabile con il ritorno all’ora solare. Non mi ricordo, invece, quando questa sensazione ha cominciato a dilatarsi insieme a una coda d’estate che indugia nel cedere il testimone a un autunno riluttante. Le lancette segnano un tempo che ha ancora tempo, che non coincide con la minore quantità di luce e tuttavia sembra ancora essere così “tanto” da potersi concedere il lusso di guardare il mare di giorno, e di notte le stelle.