Pubblicato in: 50+, Identità, Inverni, Libri, Luoghi, Mater, Notti

Mi ricordo quella sera – stasera – che il presagio di tuoni e lampi violentissimi annunciava come l’ultima, prima di una notte densa di fantasmi e di rimpianti. Mi ricordo le sigarette fumate a turno con mio fratello, come se l’alba non dovesse più arrivare, la perdita di cognizione del tempo, e il film di una vita intera scorrere insieme alle ore funestate da tutto quanto occorso e da quanto ignoto. Mi ricordo che non sapevo che di lì a poche ore avrei iniziato un diario rubando il titolo a Roland Barthes perché la scrittura esorcizzasse l’incubo, durasse il tempo necessario al dolore e poi accettasse di essere lasciato andare. Mi ricordo che non si dimentica, ma qualcosa di atono si installa in noi.

Annunci
Pubblicato in: Fili, Inverni, Libri, Stati d'animo

Mi ricordo – in barba a tutto quanto occorso, trascorso o mai accaduto – di aver sempre considerato una fortuna il fatto che taluni esseri esistano e/o che – seppure per un breve attimo – abbiano sfiorato la mia vita. Mi ricordo, in particolare oggi, questi versi di Neruda: cuando te digan / que te olvidé, y aun cuando / sea yo quien lo dice, / cuando yo te lo diga, / no me creas.

Bella ed amabile illusione è quella per la quale i dì anniversari di un avvenimento, che per verità non ha a fare con essi più che con qualunque altro dì dell’anno, paiono avere con quello un’attinenza particolare, e che quasi un’ombra del passato risorga e ritorni sempre in quei giorni, e ci sia davanti: onde è medicato in parte il tristo pensiero dell’annullamento di ciò che fu, e sollevato il dolore di molte perdite, parendo che quelle ricorrenze facciano che ciò che è passato, e che più non torna, non sia spento né perduto del tutto. […] E tale immaginazione è sì radicata nell’uomo, che a fatica pare che si possa credere che l’anniversario sia così alieno dalla cosa come ogni altro dì: onde il celebrare annualmente le ricordanze importanti, sì religiose come civili, sì pubbliche come private, i dì natalizi e quelli delle morti delle persone care, ed altri simili, fu comune, ed è, a tutte le nazioni che hanno, ovvero ebbero, ricordanze e calendario. Ed ho notato, interrogando in tal proposito parecchi, che gli uomini sensibili, ed usati alla solitudine, o a conversare internamente, sogliono essere studiosissimi degli anniversari, e vivere, per dir così, di rimembranze di tal genere, sempre riandando, e dicendo fra sé: in un giorno dell’anno come il presente mi accadde questa o questa cosa.

(Giacomo Leopardi, Pensieri XIII)

Pubblicato in: Città, Inverni, Mari

Mi ricordo che la neve in riva al mare ha una bellezza che stordisce. Annulla il margine sottile che divide la terra dal cielo, permettendo – in quella luce che stordisce – che l’una si versi nell’altro.

Pubblicato in: 50+, Fili, Inverni, Paure

Mi ricordo di aver avuto paura prima di entrare in ospedale due anni e mezzo fa. Prima di partire distrussi molta corrispondenza, cancellai molti files, blindai i miei numerosi quaderni online, e uscii a cena con le amiche più care. Insomma, lasciai le mie cose in ordine come se potessi anche non tornare. Ora mi viene da ridere, a ripensarci. Ora non mi fa paura praticamente più nulla.

Pubblicato in: 0-10, Fili, Identità, Inverni

Mi ricordo le palline più “antiche” dell’albero di Natale di casa: erano di vetro, rosse, e su alcune di esse c’erano i nostri nomi fatti di polverina glitterata. Erano così fragili che alcune non mancarono di rompersi, e le loro schegge erano tanto difficili da maneggiare perché paurosamente taglienti.