About

Molto tempo dopo Joe Brainard (1969) e Georges Perec (1978) ho fatto questo gioco: mi ricordo... L’ho fatto tante volte, parlando con altri o da sola, ad alta voce. Ogni volta ho provato emozioni forti, declinabili dalla dolcezza al rancore, e mi sono sentita viva, a dispetto dei luoghi comuni. Sì, perché quando si comincia a ricordare così dicono non sia buon segno. Alla fine ho deciso di stiparli qui, man mano che tornano, i ricordi. Per venire a trovarli spesso, sfidando la morte.

La memoria è un gioco di scatole cinesi. Si apre la prima e dentro ce ne sono altre, e avanti così, quasi all’infinito. Lo stimolo insopprimibile ad andare avanti nella ricerca è il bisogno di certezze forse irraggiungibili. Il ricordo può essere ingannevole, un misto di dati certi e incerti che si fondono come in un sogno. E che spesso ci rifiutiamo di contraddire e modificare nonostante una foto, un articolo di giornale o i ricordi di altre persone o di altri tempi ne contestino la veridicità. Perché i ricordi ci appartengono, quindi in essi non c’è verità o menzogna. I ricordi sono nostri complici.

(Claudia Piñeiro, Un comunista in mutande)

Io, per esempio, mi ricordo che per anni ho avuto sempre la stessa età. Poi, all’improvviso, gli anni sono arrivati tutti insieme. Vanno e vengono, per fortuna, e sempre in gruppo 😀

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