Pubblicato in: Fili, Libri

Mi ricordo di te, che fosti, e so che vivi ancora. Ma non so dove, oltre che nei miei pensieri e in un silenzio privo di sensi.

Era un signore andato via. A lei qui rimasta tantissimo mancava. La traccia da lui lasciata segnava ovunque intorno a lei l’aria. Come un quadro spostato per sempre segna la parete.

(Vivian Lamarque, Il signore d’oro)

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Pubblicato in: Affetti, Autunni, Cibi, Identità, Mater, Stati d'animo

Mi ricordo questa giornata di festa, perché mia madre scavava e intagliava una bellissima zucca trasformandola in sontuosa zuppiera per il risotto. Mi ricordo che non c’erano Halloween, pipistrelli, scheletri e ragnatele, che non era carnevale, ma solo un giorno in più in cui ci si faceva gli auguri e si mangiava insieme, scivolando con inaspettata serenità verso il ricordo dei morti, per i quali si preparavano dolcezze speciali a base di grano, mele cotogne, pasta di mandorle, castagne e noci, e pensieri carichi di vita. Mi ricordo che li si aspettava, e che loro tornavano a occupare le sedie vuote intorno alla tavola, e a stupirsi ogni volta del nostro dolore di viventi.

Pubblicato in: 41-50, Fili, Identità, Isole, Libri, Stagioni, Stati d'animo, Terre, Viaggi

Mi ricordo di aver cercato una risposta a molte mie domande viaggiando per alcuni anni e tornando più volte sui tuoi passi, a Istanbul, a Santorini, a Ginostra e in altri luoghi in cui potevi aver lasciato a tua insaputa qualcosa di te. Mi ricordo tutte le volte che sono tornata sotto il campanone senza essere capace di ritrovare i miei, di passi. Mi ricordo che fu il Trattato della lontananza a illuminarmi: potevo ritrovare un luogo «ma non il me stesso vissuto in quel luogo. Di nostalgia non si guarisce. Perché quel che di me è perduto, per sempre è perduto». Mi ricordo di aver sempre pensato che – in qualche modo – era te che non dovevo perdere. Anche semplicemente continuando a scrivere.

Pubblicato in: Fili, Identità, Sensi

Mi ricordo di aver sempre amato le domande, più che le risposte. Soprattutto le domande difficili e infrequenti, quelle che vengono solitamente evitate per non dover prestare troppa attenzione alla risposta. Domande che amo fare e sentirmi fare perché permettono alle vite degli interlocutori di toccarsi in un’intimità esclusiva e dedicata. Mi ricordo che la mia preferita non è Come va? bensì Come stai?

Pubblicato in: 0-10, Giochi, Identità, Libri, Stati d'animo

Mi ricordo la caccia al frammento di pietra che potesse “scrivere” meglio sull’asfalto, le caselle come orti conclusi, la traccia precisa dei confini e l’impegno per superarli con la cadenza zoppa del salto guidato dal sassolino. Mi ricordo quanto rendeva felici tutto ciò senza che sapessimo che il nostro percorso portava dalla Terra al Cielo.

Niente sta in piedi se non lo puntelliamo con briciole di tempo, se non inventiamo il tempo per non impazzire.

Pubblicato in: 41-50, Fili, Primavere, Stati d'animo

Mi ricordo di aver riso tanto, con te, una delle cose migliori che possano accadere con un uomo a parte le solite, e più facili. Pensieri buoni, nessuna maschera e tutto il cuore che avevo. Che evidentemente non è bastato.

Pubblicato in: Autunni, Mari, Notti, Stati d'animo

Mi ricordo che il passaggio da settembre a ottobre, un tempo, si faceva brusco e irrimediabile con il ritorno all’ora solare. Non mi ricordo, invece, quando questa sensazione ha cominciato a dilatarsi insieme a una coda d’estate che indugia nel cedere il testimone a un autunno riluttante. Le lancette segnano un tempo che ha ancora tempo, che non coincide con la minore quantità di luce e tuttavia sembra ancora essere così “tanto” da potersi concedere il lusso di guardare il mare di giorno, e di notte le stelle.

Pubblicato in: Fili, Sensi

Mi ricordo di un merlo senza coda e dall’andatura sghemba, e tanta neve per restare, e parlarsi. Mi ricordo di averti detto: ci pensi a raccontarsele de visu, queste cose? Mi ricordo di aver desiderato a lungo una seconda possibilità di incontrarti per la prima volta, in qualunque forma, anche in silenzio, prima che non ci sia più tempo.

Pubblicato in: Autunni, Identità, Sensi

Mi ricordo di aver sempre considerato l’autunno come la mia stagione preferita. Non credo sia perché ci sono nata (troppo semplice) quanto perché tra tutti i periodi dell’anno trovo che sia quello più denso di sensi. Mi ricordo che non solo i canonici cinque hanno il loro bel da fare, ma tutti gli altri senza nome si risvegliano e si scatenano. Perché l’autunno è uno stato d’animo.