Pubblicato in: 41-50, Fili, Primavere, Sensi, Stati d'animo, Viaggi

Mi ricordo tutto di oggi. Mi ricordo che era venerdì e avevo viaggiato con il vino rosso nel borsone. Mi ricordo due conchiglie, un giardino, una tovaglia bianca, le calle nel vaso. Mi ricordo di aver stretto le tue mani forte senza capire che quell’incontro era un addio.

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Pubblicato in: Crepuscoli, Identità, Paure

Mi ricordo che mi hanno insegnato che cultura non è parola aliena – anzi – perché riguarda ogni fare dell’uomo. Dalle punte di freccia scheggiate nella pietra, alla pietas di un rito di sepoltura, all’amore per le parole, all’orrore per il loro abuso, sicché chi osteggia la cultura e la mette all’angolo o alla gogna osteggia e mette all’angolo e alla gogna l’umanità. Mi ricordo che quando la parola futuro aveva un senso le cose non stavano così.

Pubblicato in: Età, Mater, Pater, Primavere

Mi ricordo che oggi era festa doppia, in casa. Mi ricordo i pesci di carta appiccicati sulle loro schiene, e loro a far finta di nulla, per darci corda. Mi ricordo che quando conobbi M. pensai con stupore che eravamo nati lo stesso giorno, come era accaduto a loro (solo che tra noi due non era destinata a durare). Mi ricordo di aver sempre immaginato che significasse qualcosa, questa coincidenza, ma poi rinsavisci: il caso non esiste – forse solo il destino – e neppure un senso.

Pubblicato in: 31-40, Affetti, Giorni, Primavere

Mi ricordo e mi sembra solo ieri, che sei arrivato, già grande, sonnacchioso, gli occhi belli, le ciglia lunghe e un po’ dei miei colori. Mi ricordo e quasi stento a credere che quell’attesa e quello stupore oggi siano maggiorenni e in giro per il mondo, sulla loro strada.

Pubblicato in: 41-50, Fili, Giochi, Stati d'animo

Mi ricordo il diciottodifebbraio. Sole! Caffè! Merlino! Le cose che ritornano – forse – non se ne sono mai andate davvero, anche se la vita è davvero troppo breve per attenderle così a lungo senza che abbiano voglia di restare…

Pubblicato in: 50+, Identità, Inverni, Libri, Luoghi, Mater, Notti

Mi ricordo quella sera – stasera – che il presagio di tuoni e lampi violentissimi annunciava come l’ultima, prima di una notte densa di fantasmi e di rimpianti. Mi ricordo le sigarette fumate a turno con mio fratello, come se l’alba non dovesse più arrivare, la perdita di cognizione del tempo, e il film di una vita intera scorrere insieme alle ore funestate da tutto quanto occorso e da quanto ignoto. Mi ricordo che non sapevo che di lì a poche ore avrei iniziato un diario rubando il titolo a Roland Barthes perché la scrittura esorcizzasse l’incubo, durasse il tempo necessario al dolore e poi accettasse di essere lasciato andare. Mi ricordo che non si dimentica, ma qualcosa di atono si installa in noi.

Pubblicato in: Identità, Sensi

Mi ricordo che i miei scrigni – fin da piccola – sono stati le scatole di latta dei biscotti. Il primo omaggio d’amore (acerbo e precocissimo) ricevuto da un mio coetaneo fu un uovo di gattuccio. E i miei gioielli più preziosi (ancor oggi) sanno di terra, di mare e radici: grani di ceramica raku, ammoniti, conchiglie, ossidiana, ambra, ossi di seppia, come una regina senza tempo.

Pubblicato in: Fili, Inverni, Libri, Stati d'animo

Mi ricordo – in barba a tutto quanto occorso, trascorso o mai accaduto – di aver sempre considerato una fortuna il fatto che taluni esseri esistano e/o che – seppure per un breve attimo – abbiano sfiorato la mia vita. Mi ricordo, in particolare oggi, questi versi di Neruda: cuando te digan / que te olvidé, y aun cuando / sea yo quien lo dice, / cuando yo te lo diga, / no me creas.

Bella ed amabile illusione è quella per la quale i dì anniversari di un avvenimento, che per verità non ha a fare con essi più che con qualunque altro dì dell’anno, paiono avere con quello un’attinenza particolare, e che quasi un’ombra del passato risorga e ritorni sempre in quei giorni, e ci sia davanti: onde è medicato in parte il tristo pensiero dell’annullamento di ciò che fu, e sollevato il dolore di molte perdite, parendo che quelle ricorrenze facciano che ciò che è passato, e che più non torna, non sia spento né perduto del tutto. […] E tale immaginazione è sì radicata nell’uomo, che a fatica pare che si possa credere che l’anniversario sia così alieno dalla cosa come ogni altro dì: onde il celebrare annualmente le ricordanze importanti, sì religiose come civili, sì pubbliche come private, i dì natalizi e quelli delle morti delle persone care, ed altri simili, fu comune, ed è, a tutte le nazioni che hanno, ovvero ebbero, ricordanze e calendario. Ed ho notato, interrogando in tal proposito parecchi, che gli uomini sensibili, ed usati alla solitudine, o a conversare internamente, sogliono essere studiosissimi degli anniversari, e vivere, per dir così, di rimembranze di tal genere, sempre riandando, e dicendo fra sé: in un giorno dell’anno come il presente mi accadde questa o questa cosa.

(Giacomo Leopardi, Pensieri XIII)