Pubblicato in: Fili, Identità, Sensi

Mi ricordo di te, eppure ti vedo per la prima volta.
Pavese aveva ragione e mi piacerebbe dirtelo.

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Pubblicato in: 21-30, Amori, Estati, Identità, Libri, Mari, Sensi

Mi ricordo che da quel libro in poi, letto in un’estate densa di sentori e di amori, l’odore delle mandorle amare fu inevitabilmente sempre e solo quello delle storie come quella (Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato).

…e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatré anni sette mesi e undici giorni notti comprese?
(Gabriel García Marquez, L’amore ai tempi del colera)

Pubblicato in: Fili, Identità, Sensi

Mi ricordo il tuo profumo, anche se tu non hai mai conosciuto il mio.
Mi si è impigliato tra le dita quando ho toccato i tuoi pensieri passandoti più volte la mano tra i capelli e il sonno, e quando ti ho stretto le mani forte. Ma anche ogni volta che ti leggo, perché tocco le tue parole: il profumo è lo stesso, nonostante il silenzio.

Pubblicato in: Albe, Città, Estati, Età, Identità, Notti, Sensi

Mi ricordo che in periodi deserti come questo la città suona in modo diverso dal solito.
Mi ricordo che all’alba, dalla finestra aperta, ho creduto più volte di sentire il cigolio ritmato come di una vecchia altalena, immaginando bambini che non c’erano, uno a dare una leggera spinta, l’altra con le gambe tese e la vestina gonfia di vento a imprimere lo slancio.
Mi ricordo i passi di notte, sempre più frettolosi e l’asfalto quasi cavo e metallico.
Mi ricordo i treni in sosta, lontananze di motori accesi e impazienti, simili a quelli di qualunque stazione di ogni altrove, che raccontavano la strada, sapevano di viaggi lunghi come le storie di ognuno, e delle attese deluse, più di ritorni che di partenze.
Mi ricordo che i rumori della città in questi giorni di agosto riecheggiano cose che riconosciamo ma abbiamo dimenticato, attutiti o profondi, taglienti, accartocciati, rotolanti sul ciglio della strada, secchi o ammorbiditi dall’indolenza, mentre risuonano dei vuoti intorno e dell’aggirarsi smarrito delle cose sopravvissute.
Mi ricordo che quelle che ora sono evocazioni un tempo erano cose che accadevano.

Pubblicato in: 11-20, Amori, Estati, Identità, Mari, Sensi, Sogni

Mi ricordo che all’incantesimo della notte di san Lorenzo ci credevo davvero. E, male che fosse andata con le stelle cadenti, avrei avuto comunque una serata di libera uscita al riparo da occhi indiscreti con l’amore estivo di turno, magica come può essere solo una notte stellata di mezzo agosto nei luoghi in cui la giovinezza detta la sua legge.

«Desiderio» è guardar le stelle e chiedere che da loro scenda qualcosa; perché de significa anche «giù da» e i sidera sono le stelle, come ben sai. In quella s dolce come un sussurro, in quella d che canta, lì all’inizio, in quel des che è anche radice di mancanza, bisogno, c’è un abbraccio di tenerezze foniche e perle di significati che non puoi analizzare, separare nel momento in cui li pronunci: quell’intreccio, quella fusione, quell’armonia è già in te e restituisce alla tua mente, al tuo sangue, ai tuoi nervi un sentire amico, la gioia nota, inconfondibile.

(Roberto Vecchioni, Le parole non le portano le cicogne)

Pubblicato in: Fili, Stati d'animo

Mi ricordo che avevamo bellissime parole, abitate insieme, che ancora mi emozionano, perché – sono sicura anch’io – ci conoscevamo da molto tempo. Mi ricordo che il gesto più impudente che ho fatto è stato passare più volte una mano tra i tuoi capelli, mentre dormivi, per sentire i tuoi pensieri. Mi ricordo anche di aver pagato un prezzo altissimo per tale imp(r)udenza e per la felicità assoluta di averti incontrato.

Pubblicato in: Fili, Identità, Stati d'animo, Tempi

Mi ricordo che al tempo in cui erano state scattate tutte le vecchie foto erano sicuramente nitide, e mi stupisco che a guardarle oggi risultino tutte inequivocabilmente sgranate. O virate verso il colore del tempo. È strano, neppure inforcando gli occhiali riesco a correggere l’irrimediabile lontananza. La mia memoria è abitata da un pulviscolo di colori caldi che non ricordo di aver mai visto prima.

I colori dell’oblio sono quelli che si scolorano, si perdono e si sottraggono tramutandosi in altri e trattengono in sé il ricordo di una sopravvivenza debole che si dà al momento di una sparizione.
(Manlio Brusatin, L’arte dell’oblio)

Pubblicato in: Identità, Sensi, Stati d'animo

Mi ricordo la meravigliosa sinestesia di Kandinsky a proposito degli archi, e la sua associazione del blu al violoncello e del blu “molto scuro” al “suono meraviglioso del contrabbasso”. In un colpo solo almeno una decina di variazioni di Pantone, il mio colore preferito e gli strumenti musicali che più amo, perfetta declinazione del blue feeling.

Pubblicato in: Identità, Notti, Sogni

Mi ricordo che ormai da tempo immemorabile non sogno più, o meglio, non ricordo mai i miei sogni notturni al risveglio, nonostante taccuino e matita sul comodino pronti all’uso. Nonostante il suddetto taccuino, prima di accaparrarsi tale ruolo, sia stato esposto per una notte intera alla luce delle stelle. Mi ricordo di essermi svegliata rare volte in preda allo straniamento – lento e confuso quanto a tempi di reazione – tipico di chi è ancora altrove, ma per quanti sforzi abbia fatto non sono mai riuscita a ricordare davvero. Sob! Poi oggi qualcuno mi ha detto che i veri sogni sono quelli che non si realizzano, sicché stanotte potrò addormentarmi tranquilla, sollevata dall’urgenza di dare un volto, un nome e una collocazione spazio-temporale ai miei demoni.